Don Bosco che ride

Don Bosco che ride, Luigi Chiavarino, edizioni San Paolo 2015, 272 pagine 12,90 euro.

L’ho trovato in edicola (iniziativa editoriale di Famiglia Cristiana in occasione del bicentenario della nascita), ma è come se l’avessi tirato giù da un mio scaffale. Questo libro di aneddoti sul santo salesiano, stampato mentre nascevo, è stato il primo che ho letto in vita mia. Non occorre essere credenti per divertirsi: non per caso è arrivato a 31 edizioni in 80 anni. Mantiene le promesse enunciate dall’ultimo curatore, Eugenio Fornasari: “è l’unico libro, scritto da un contemporaneo del santo, che ancora corre tra le mani della gente. Non è racconto della sua vita o della società dei Salesiani, ma una sceneggiatura, un flashback, una fuga di sequenze”. E’ vero, è un vivacissimo docufilm, che ci restituisce anche il clima del fatale fine-secolo, visto con gli occhi di un energico, sanguigno don Camillo in carne e ossa (e chissà che anche Jorge Mario Bergoglio non sia un’incarnazione del sacerdote, in burrascoso ma stretto sodalizio con Peppone). Detto in politichese, il punto di vista è “clericale”: i moti del 1848 “preoccupano grandemente Don Bosco per il timore non infondato di gravi mali alla Chiesa” e il santo difende a spada tratta le ragioni della Roma papalina, al tempo di Porta Pia, ma sa farlo con arguzia. Invitato a brindare al re, a Cavour e a Garibaldi, alzò il calice gridando “Viva!” e riunendoli “sotto la bandiera del Papa, perché possano salvarsi l’anima!”. Ma la professione delle sue idee appartiene al suo tempo, le peripezie della vita sono immortali come frammenti di fiaba. C’è anche qualche bozzetto avventuroso, non indegno dei fumetti dell’Uomo Mascherato, coevo del libro e proprietario del lupo Diavolo. Accanto a Don Bosco compare Grigio, cane di razza non dichiarata, ma alto un metro, che molte volte lo toglie d’impaccio nei vicoli di Torino propizi agli agguati della malavita. Ecco perché questo libro, in cui quasi ogni racconto non supera la mezza pagina, mi è rimasto nel cuore: per me, Don Bosco è, a modo suo, un progenitore dei supereroi.

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